Musica è Emozione.
Scontato forse dirlo, ma credo che quasi tutti convengano con me.
Il bello della Musica è proprio questo, è emozionante, è infinitamente diversa seppur basata su 7 semplici note.
Quello che tanto amo della Musica Classica, è che è diversa anche se lo spartito è lo stesso. Ma facciamo un passo indietro.
Prima di parlare della musica cosiddetta “commerciale” occorre premettere che anche la Musica Classica è commerciale: fior fior di compositori componevano per Re, Regine, Sovrani, Nobili e Papi. Franz Liszt, Wagner, Mozart, Beethoven… componevano di professione. La loro musica veniva pagata, vuoi perché facevano recital o concerti dove le persone pagavano il classico biglietto d’ingresso, vuoi come vitto e alloggio, vuoi con la fama e con tutti i benefici che ne derivano….
Qual’è la differenza dunque? La differenza anzitutto la fa la storia… Purtroppo oggigiorno moltissimi gruppi musicali nascono per l’unico desiderio di vendere dischi, magliette, poster, figurine, finché dura. Ma non per il loro desiderio, bensì per quello delle case discografiche che lucrano e spremono desideri e sogni dei cantanti e gruppi musicali finché c’è da spremere. “Fenomeni” come i Take That, i Backstreet Boys e tutti quei gruppi e cantanti che sono andati in tv, sulle radio per mesi consecutivi per poi scomparire nel nulla dopo pochi anni di attività.
Tolti quindi questi gruppi, rimangono moltissimi altri gruppi, cantanti e cantautori che resistono nel tempo e regalano emozioni a chi li ascolta.
Trovo però che il limite di tutti questi artisti consiste nel fatto che le loro canzoni, sostanzialmente, sono sempre le stesse. Per le stesse intendo che la singola canzone o brano, è quello e quello rimane. Non c’è sostanzialmente interpretazione diversa da quella dell’autore. La canzone potrà essere più bella ed emozionante in versione Live, piuttosto che registrata in studio, ma c’è un’unica interpretazione.
La Musica Classica è l’esatto opposto: l’interpretazione è fondamentale. Abbiamo a che fare con partiture scritte decenni, secoli fa. Non abbiamo la possibilità (se non per gli autori del ’900) di ascoltarli dal vivo o in loro personali esecuzioni. Purtroppo per noi, possiamo solo immaginare come Chopin suonasse Chopin poiché all’epoca non esistevano registratori. Qui viene il bello. Ogni pianista esegue lo stesso brano interpretandolo. All’emozione del Suono si aggiunge l’emozione che l’interprete riesce a dare, sentendo proprio il brano.
Quando si parla di un’orchestra, è compito del Direttore interpretare il brano, allungare o accorciare le crome, suonare dei fortissimo meno fortissimo.
Il 3° Concerto per Pianoforte e Orchestra di Rachmaninoff è qualcosa di stranoto agli amanti di Musica Classica e totalmente sconosciuto agli altri. Qualcuno si ricorda qualcosa perché un tempo ha visto Shine, il film in cui c’era un pianista che poi “impazzisce”… ma poco altro. Se acquistiamo 3 cd di diverse orchestre e pianisti di questo meraviglioso concerto, avremo 3 Concerto uguali, ma diversi (ascoltiamo per esempio l’esecuzione di Rachmaninoff stesso, di Horowitz e di Vladimir Ashkenazy). Uguali sulla carta, sullo spartito, ma molto diversi nell’Interpretazione. Se facessimo leggere Dante ad un sintetizzatore vocale, ovvero ad un computer, otterremmo una voce che legge Dante. Nulla di più. Ma quando a leggerlo è Gassman o Benigni, beh… tutto cambia.